OK, questo dovrebbe essere un forum per migliorare la propria vita, non per deprimersi parlando di cose tristi.
Però anche la tristezza è un’emozione umana e va vissuta, quando è giusto che ci tocchi.
La tristezza può esistere per due motivi: perché ci capita qualcosa di brutto oppure perché siamo persone melanconiche di natura.
La tristezza si trasforma in depressione quando, prima di metabolizzare qualcosa di brutto, ci capita qualcos’altro di brutto (es. lutto + licenziamento + divorzio + sfighe varie & eventuali); può trasformarsi in depressione anche quando un’unica cosa brutta diventa un’ossessione (es. divorzio + ex che esce col tuo amico + amici vari che ti compatiscono…).
Infine può trasformarsi in depressione se noi stessi ci arrendiamo alla tristezza stessa.
Di motivi per intristirsi nella vita ce ne sono sempre, e ognuno ha il suo motivo personale. Ma la tristezza è un sentimento che va assecondato a termine. Per esempio sulla mia pelle ho provato che la tristezza per un lutto – la tristezza profonda – va provato dal momento della morte a quello del funerale; poi, partecipando al funerale, si trasforma in una specie di menomazione (quando è morta mia nonna è stato come se mi avessero tagliato una mano), ma la tristezza è mitigata dall’accettazione, e nel giro di pochi giorni o settimane torni alla vita di sempre, anche se ogni tanto il pensiero va al caro che se n’è andato.
I problemi nascono quando si perde di vista il motivo della tristezza, e il senso di oppressione che ti “toglie la spina” dura anche quando ci si distrae.
Uscire dalla depressione non è semplice, anche perché è un’emozione a “imbuto”, cioè più scivoli dentro e più difficile è uscirne.
Per farlo occorre:
- forzarsi a fare cose che gli altri considerano divertenti. Per esempio, uscire di casa non rappresenta un’attrattiva per il depresso (niente rappresenta un’attrattiva, se non l’auto commiserazione); però bisogna sforzarsi di farlo
- chiedere aiuto ad amici e parenti: “voglio uscirne, ma non ci riesco da solo. Puoi trascinarmi per i primi tempi?”
- chiedere aiuto a un “esperto”: non sono un grande fan degli psicologi, ma se trovi quello giusto può essere la tua salvezza
- considerare la propria situazione come una temporanea non-normalità
Uno psicologo può essere di grande aiuto, ma bisogna essere convinti del suo metodo. Personalmente non andrei dallo “strizzacervelli” in stile Woody Allen, che ti inchioda al lettino per 10 anni, mentre ti fa parlare a pagamento.
Meglio un esperto di depressione con alle spalle casi di persone uscite da questo stato grazie al suo intervento. Visto che pago, ho il diritto di chiedere delle referenze.
Inoltre devo essere convinto del “piano” che vuole adottare. Essere convinti è una delle cose più difficili da fare per un depresso, ma questo fa parte degli sforzi.
La cura migliore per la depressione è… non entrarci! La tristezza va tenuta sotto controllo, per esempio ponendosi un numero di giorni oltre i quali riprendere certe attività (es. sto a casa dal lavoro tre giorni, ma poi riprendo), o, nei casi meno gravi, forzando alcuni comportamenti da persona allegra (es. se sono triste e cerco di sorridere davanti a uno specchio mi vedo ridicolo, e rido per davvero, e il problema grande diventa un problema medio).
Alcune persone sono naturalmente predisposte a grandi euforie seguite da cupe tristezze. Questa caratteristica è definita “personalità bipolare”, e non c’entra con quello che succede nella vita. Chi soffre di questo problema purtroppo può essere depresso senza un motivo esterno. Purtroppo, ad oggi non esiste una soluzione unica riconosciuta universalmente, ma esistono varie “ricette”, e ogni psicologo / psichiatra / psicoterapeuta usa la propria.
Una buona notizia è che non c’è nessuna colpa nell’avere questo tipo di personalità: ci si nasce.
Un’altra buona notizia è che si può condurre una vita “normale” riconoscendo alcuni sintomi e “tirando dritto”, anche quando l’umore spingerebbe in altre direzioni. Per es. oggi mi “sento” triste, ma “so” che devo alzarmi e andare a lavorare. Vince il “so” sul “sento”.
La prossima volta parleremo della rabbia, un’emozione molto diversa dalla tristezza, ma fatta ugualmente “a imbuto”, e altrettando pericolosa.