Etichette

Quando un bambino è piccolo – 4-5 anni – spesso i genitori e i maestri dell’asilo appicciano un’etichetta che resterà per tutta la vita.

A me era andata benino: ero riflessivo e intelligente.

Insomma, un buon candidato per l’Asperger, quasi un autistico.

Nella vita mi sono trovato poche volte a dubitare della mia intelligenza, se per “intelligenza” intendiamo la capacità di risolvere problemi di logica e matematica. Non un genio, quella è un’altra cosa, ma quanto basta per sopravvivere.

Eppure gente più intelligente e riflessiva di me nella vita ha avuto meno successo di altri, che magari alle elementari avevano come etichetta “compagnone”, oppure “commerciante”.

Ad un certo punto della vita ho capito che dietro l’etichetta “riflessivo” ci stava una scarsa propensione ai rapporti sociali, e ho capito che i rapporti sociali sono fondamentali per il proprio appagamento e per il successo.

Dovevo liberarmi di questa etichetta. Così ho cominciato a forzare un po’ il mio comportamento, per trasformare in abitudine l’interessamento agli altri.

La morale di tutta questa storia è:  è possibile liberarsi delle etichette, ma questo richiede molta fatica.

In realtà ho un’altra etichetta appiccicata addosso, ma ne parlerò in un altro post, perché – al contrario del riflessivo e intelligente – nessuno me l’ha mai detta esplicitamente.

Vorrei sapere quali sono le etichette appiccicate a te che leggi: parlandone in giro ne ho sentite di davvero curiose!

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