Archive for January, 2010

Saturday, January 30th, 2010

Quando incontrerò il prossimo sconosciuto, magari un giovane ragazzino dall’aspetto sfigato, mi voglio impegnare a vedere in lui cosa potrebbe diventare se avesse un’occasione. Penserò di trovarmi davanti a uno di questi ragazzini qui:

Young Gandhi

freddie_mercury_before

einstein_young

Chi sono?

Suggerimento: aggiungere al primo un paio di occhiali tondi, al secondo una calzamaglia e al terzo un gessetto.

La giornata della memoria

Thursday, January 28th, 2010

Il 27 Gennaio è stato il giorno della memoria.

Ho discusso molto con persone che stimo sul significato di questo giorno, e per me non è né il giorno della memoria né il giorno in cui penso alla gente morta nei campi di concentramento.

Non è il giorno della memoria, perché sono troppo giovane per ricordare la guerra: sono nato 22 anni dopo la sua fine!

Sento ancora oggi le conseguenze di quel terribile periodo, ma per me è un capitolo chiuso, anzi mai aperto. Prima o poi la seconda guerra mondiale diventerà lontana, come la prima, e poi ancora più lontana, come quando Napoleone invase la Serenissima. Per me è già così.

Per me Auschwitz è storia, ma non è meno importante: è storia da capire, ed è la storia che ha più influenzato il presente.

Il 27 Gennaio non è nemmeno il giorno in cui penso alla gente morta nei campi di concentramento. Ho visto Schindler’s list, il pianista, la vita è bella e altri film in cui si racconta la non-vita degli ebrei, e man mano che crescevo la mia attenzione si spostava alle SS: quelle che nei film scadenti sono descritti come brutti ceffi vestiti di grigio che urlano e sbraitano.

Penso: “quello sono io”. Poi penso: “no, io non sarò MAI così cattivo”. Poi penso: “sei sicuro?”.

Per me questa è un’occasione per pensare a chi, intorno a me, è una potenziale SS: creduloni che abboccano a tutto quello che gli viene raccontato, gente convinta di essere migliore in quanto appartenente a una specie diversa, smidollati che sanno solo dire sissignore e fare flessioni.

Quando avevo 13 anni ero uno di questi; ho abboccato a un sacco di storie, senza mettere un po’ del mio cervello in quello in cui mi facevano credere: a 13 anni sono stato un fascista e un estremista cattolico, tutto per breve tempo, finché non ho capito con la mia testa se era giusto o sbagliato.

Alcune SS nei campi di concentramento avevano 20 anni scarsi, e la loro testa era farcita di idee sbagliate. Poi loro hanno fatto altre scelte, sbagliate pure quelle, perché non vedevano con i loro occhi e non pensavano con la loro testa. Il fatto è che la responsabilità delle azioni resta comunque tutta loro, al 100%!

Ci sono attorno a me frotte di persone che non vedono l’ora di poter delegare agli altri delle decisioni importanti della propria vita: “mamma vuole che diventi medico”, “sto con lui perché senza di me sarebbe perso”, “eseguivo solo degli ordini”, “lo voto perché lo votano tutti”…

Prendere delle decisioni che riguardano se stessi comporta sensibilità (per capire cosa si desidera), intelligenza (per capire come ottenerla), empatia (per capire se ottenere qualcosa significa danneggiare gli altri) e responsabilità. Senza questa sarà sempre possibile incolpare gli altri per le proprie disgrazie! Però secondo me è meglio vivere con scelte giuste e sbagliate, ma sempre proprie che vivere delle scelte degli altri e in cambio guadagnare il diritto alla recriminazione.

Solo l’esercizio a queste quattro caratteristiche – sensibilità, intelligenza, empatia e responsabilità – mi può distinguere da una SS. Se mi eserciterò per pensare con la mia testa onorerò il ricordo dei morti nei campi di concentramento ogni giorno della mia vita, e in maniera più attiva che guardando film o facendo girare catene di Sant’Antonio.

Perché vivere bene

Thursday, January 21st, 2010

Sembra una domanda scema, ma non lo è.

Mi sono reso conto che sto vivendo sempre meglio la mia vita, togliendo via via limiti imposti dalla mia cultura, dai miei geni, dal mio corpo, e me la sto davvero godendo. Per dirla con le parole di Saint-Exupéry,

La perfezione si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più niente da togliere.

Ho parlato in questo blog di programmazione, di politica (troppo e in modo troppo noioso), film, libri, e poi mi sono accorto che togliendo la programmazione (per cui ho aperto http://wiki.softml.it) e i racconti di mio figlio (per cui esiste http://daniele.marcopagnin.it) restava solo ideologia ingenua applicata ad ammuffita politica.

Ora ho deciso di parlare di questo percorso, di raccontare a questi sei miliardi di persone perché sono così felice della mia vita, costruita con un po’ di impegno e un bel po’ di “fattore C”.

Vorrei che il principale destinatario di quanto scrivo fosse… me stesso, ma a 21 anni, o a 13! In alcuni momenti della mia vita avrei voluto vedere nella sfera il mio futuro, e pensare che vedevo grigio, ma mi aspettava di meglio.

Vorrei anche scrivere a me stesso a 40, 50, 60 anni, perché prima o poi nella vita si possono incontrare delle difficoltà. Vorrei dire a me stesso “dai, ce la farai”.

Questo è il mio percorso, ma se qualcuno vuole un passaggio è il benvenuto.