Eccomi qui, a parlare di nuovo della mia intelligenza.
Giuro, è l’ultima volta, anche perché chi esagera con l’argomento dimostra proprio di essere stupido.
Parlavo nell’altro post di come un’etichetta appioppata da piccoli possa cambiare la vita di una persona. La mia era riflessivo e intelligente.
Col tempo mi sono interrogato su cosa significhi essere “intelligente” (se davvero lo ero, almeno volevo sapere in cosa consistesse questa caratteristica!), e così ho trovato la teoria delle intelligenze multiple, e mi è piaciuta molto.
Secondo questa teoria, esistono nove manifestazioni diverse dell’intelligenza. In pratica, un musicista è intelligente, un fisico è intelligente, ma le loro intelligenze sono di tipo diverso.
Secondo Goleman, due manifestazioni di intelligenza sono quella interpersonale (rapporti con gli altri) e intrapersonale (comprensione di se stesso).
Secondo me – non ho una preparazione teorica, ma ho capito un po’ di cose “sul campo” – le persone compensano la scarsità o l’abbondanza di un certo tipo di intelligenza con altri tipi.
In questo modo, è davvero difficile trovare una persona “totalmente stupida”, perché i suoi limiti nelle capacità di un certo tipo sono compensati dall’esercizio di un altro tipo di intelligenza che lo aiuta a “sopravvivere”.
Goleman contesta duramente i test di intelligenza classici, che evidenziano la capacità di vincere una partita a scacchi, ma non quella di convincere qualcuno a votare questo o quello, oppure quella di capire cosa fa stare così male se stessi.
E io sono d’accordo con lui, anche se questo significa evidenziare soprattutto i miei limiti.
Un giorno parlerò anche di come la mia vita è cambiata applicando solo un minimo di quella intelligenza di cui parla Goleman, e di come questo ha cambiato la mia persona.
